Earl Grey - un viaggio nella mente di un lomografo

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Racconto lomografico di ALEKSIANNI dopo aver partecipato alla lomowalk di Torino e dopo aver testato la pellicola Earl Grey ha scelto di raccontarci questa espeienza con le sue parole. Un racconto evocativo, passionale e nostalgico.

Earl Grey è una mattina stropicciata del 2011, enormi schermi in aeroporto trasmettono le ultime passerelle, ponendo il focus sul benessere da terziario di cui la gente che viaggia può godere. Ogni mezz’ora passano le news, che in quest’edizione si aprono con l’inquadratura di una matassa di capelli calamistrati in un alveare ispirato a Ronnie Spector. Amy Winehouse era morta il giorno prima. Mi sveglio a due metri d’altezza, sul letto a castello di una micro-stanza nel tipico ostello Spendi-Poco-Dormi-MaleTM e mi spingo con inerzia oltre l’ingresso di una caffetteria che si affaccia sul British Museum. Dialogo mentalmente con me stesso e penso all’espressione con la quale, tre anni prima, mia madre era entrata in casa brandendo un ennesimo regalo - in copertina c’erano un abito pastello e uno sfondo blu scolorito. Bevo la bevanda a 100 gradi dal dolciastro retrogusto di bergamotto. Earl Grey è un trench verde militare che si nascondeva in fondo all’armadio, con le macchie di pioggia acida cittadina pronte ad essere dimenticate dopo un volo al lavasecco, ma che magari posso indossare ancora una volta perché me ne dimentico costantemente (finirò per indossarlo altre quattro volte, per poi ri-riporlo nel guardaroba). Earl Grey è il contenuto della mug di ceramica bianca che Helen Hunt fa volteggiare per tutto l’ufficio, mentre cerca l’ispirazione per il progetto vincente di una rivoluzionaria campagna pubblicitaria. La sua idea verrà rubata ed il film otterrà una B+ su CinemaScore. Earl Grey è il rullino di Lomography che utilizzerò una mattinata di un novembre inumidito da pioggia londinese, indossando un vecchio trench, ascoltando Back To Black e dopo essere rimasto sveglio fino alle 2 di notte guardando una commedia romantica americana. E’ una perfetta lomowalk torinese, la sintonia con i miei colleghi lomografi è alle stelle, tanto che scambiarsi opinioni sui risultati degli scatti è come raccontarsi il segreto più velato. Ci sono gli stessi luoghi, gli stessi visi, i medesimi ombrelli, ma in decine di sfaccettature differenti. Le mie sembrano fotografie di scene del crimine degli anni 70, recuperate qualche settimana fa da Erik Kessel in un baule dimenticato ed utilizzate da Bruckheimer per un episodio di Cold Case. E’ un effetto che vedo per la prima volta in ciò che scatto (e scrivo questa frase mentre metto nel carrello virtuale un pacco da tre di questo rullino). Grazie Lomography, continuate a creare prodotti con nomi che stimolino memorie recondite, ma soprattutto, fateci passeggiare insieme - si parte bene, almeno una passione sappiamo di averla già in comune.

Grazie Ale per aver partecipato alla lomowalk di Torino e aver raccontato con le tue parole questa esperienza :) E' un piacere averti qui con noi nella Community di Lomography e siamo sicuri che organizzeremo un altra passeggiata fotografica, ma con il sole splendente!
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written by macilomo on 2020-02-21

4 Comments

  1. cryboy
    cryboy ·

    Fantastico racconto @ALEKSIANNI !

  2. justastoryteller
    justastoryteller ·

    Un racconto bellissimo, fa molto “beat”. Foto stupende e quasi malinconiche.

  3. aleksianni
    aleksianni ·

    @cryboy sei troppo gentile! ☺️

  4. aleksianni
    aleksianni ·

    @justastoryteller grazie mille! Sono contento ti sia piaciuto :)

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