Milano nei contrasti e nelle luci di Carmelo Farini

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Carmelo Farini è un ragazzo di 27 anni e lavora come fotografo freelance a Milano. Si è formato da autodidatta con tanta dedizione e passione per la fotografia analogica, pratica che svolge "con sentimento quasi religioso". Siamo rimasti colpiti dalle sue fotografie in analogico e così gli abbiamo affidato le nostre pellicole Lomography Color Negative 100 per catturare l'essenza della Milano di oggi, tra i suoi contrasti e le sue luci intense. Essendo principalmente un fotografo di ritrattistica non aveva un compito semplice da realizzare ma, come vedremo, l'impegno profuso e la voglia di scoprire questa città in tutte le sue sfaccettature l'hanno portato a produrre dei bellissimi scatti.

Per questo progetto Carmelo ha girovagato per la città di Milano cercando ciò che più la caratterizza. Ha visitato diversi quartieri, sia centrali che perifierici, cercando di catturare l'architettura del tessuto urbano milanese e il rapporto di essa con le persone che lo vivono quotidianamente. Nella seguente intervista, Carmelo ci racconta come ha sviluppato questo progetto, cosa ha tratto da questa esperienza, e tanti aneddoti e pensieri sulla sua storia fotografica.

Ciao Carmelo, come nasce la tua passione per la fotografia analogica e quando hai cominciato a scattare in analogico?

Il mio amore verso la fotografia ha avuto una nascita esplosiva. Sin da piccolo sentivo la necessità di esprimermi attraverso linguaggi diversi da quello verbale, che decisamente non era il mio forte, ma non avevo ancora trovato il giusto mezzo. All’età di vent’anni mi sono appassionato al cinema, guardavo parecchi film e serie tv ed ad un certo punto mi sono chiesto quale fosse la figura professionale che si occupa dell’illuminazione delle scene. Mi sono detto che prima di diventare un direttore della fotografia, come minimo, avrei dovuto imparare a fare fotografie. Ho trovato la macchina fotografica analogica di mio nonno in una scatola e da quel giorno non ho mai più smesso. Era il 2012. La fotografia analogica è stata l’inizio del mio percorso e tutt’ora mi accompagna quando dedico del tempo alla street photography, progetti personali e shooting di ritratti.

Com’è stato il tuo processo di formazione da autodidatta? Come hai sviluppato le tue abilità e come hai praticato la fotografia nei primi anni?

Quando trovai la Canon FT-QL di mio nonno la portai subito da un fotografo nel mio paese, in Sicilia. Lui mi spiegò come utilizzarla, mi diede un rullino Kodak Color Plus 200 e mi invitò a provare e sperimentare. Una volta stampate le foto, le guardavo insieme a lui e chiacchieravamo, mi dava alcuni pareri e consigli ma questa fase durò poco.

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata la tua professione?

Quasi subito. Tutte le cose che ho fatto tra le quali sport, alcuni hobby, scegliere che scuole frequentare, sono state frutto di imposizioni, sproni o semplicemente un’opportunità per stare con gli amici. La fotografia mi è nata dentro spontaneamente, senza alcun input esterno, senza nessun suggerimento. Per questo motivo è l’unica cosa che non mi ha mai stancato né annoiato. A dire il vero è una delle pochissime cose che so fare bene, e dato che un lavoro bisogna pur averlo, non poteva che diventare la mia professione.

Pensi che il tuo background abbia influenzato il tuo modo di fare fotografia?

Assolutamente sì. Sono molto geloso del mio background e ne parlo con fierezza. Devo ammettere che in passato (ed ogni tanto anche adesso) ho sofferto per la solitudine che questa passione a volte comporta. Non si tratta di giocare a calcio con altri ragazzi, né di ballare e cantare con la tua compagnia di musical. A volte sei solo tu, la tua macchina fotografica ed il mondo intero da curiosare, ammirare e fotografare. Non avere un mentore né amici fotografi con cui confrontarmi, però, mi ha fatto crescere liberamente. Le luci che mi piace sfruttare, i soggetti che scelgo di fotografare ed il modo in cui li fotografo sono una conseguenza naturale del mio percorso artistico individuale.

Credo però che il “background” più importante sia la vita che vivi quando hai 5 – 10 anni. Io quell’età l’ho vissuta con forte senso esplorativo e le mie giornate si svolgevano sotto il sole cocente della Sicilia. Le luci potenti e calde sono familiari ed è il tipo di illuminazione che preferisco per i miei shooting, sicuramente la pensa diversamente il fotografo John Smith di Londra che ha vissuto la sua infanzia nelle fredde campagne inglesi.

Com’è stato sviluppare questo progetto nella città di Milano per Lomography? Quali obiettivi ti sei posto prima di scattare con le nostre pellicole?

È stata un’esperienza importante. Importante perché mi ha permesso di uscire dal confortevole perimetro che automaticamente si sviluppa quando vivi in una grande città. Frequento sempre il centro di Milano, ovvero la zona del Duomo, Moscova, Lanza, Cadorna, Porta Genova e così via. Ciò che volevo fare era raccontare Milano attraverso il rapporto tra la popolazione ed i palazzi che più mi affascinano di questa città, documentare anche le contraddizioni e gli attriti architettonici, ma dopo una prima trance di fotografie mostrate a Lomography Italia per un primo confronto è arrivato un input interessante: mostrare Milano attraverso i luoghi della sua periferia.

Cosa vorresti trasmettere all’osservatore?

È difficile dire cosa mi piacerebbe trasmettere all’osservatore. In periferia ho trovato tanta pace, pochissima gente nelle ore diurne, sicuramente qualcosa di malmesso e poco “elegante” ma anche tanta voglia di vivere tranquilli. Ho visto murales colorati, tanta cura e pulizia in certi luoghi, abbandono e degrado in altri. Carceri, fabbriche e cantieri, villette molto simili a quelle del mio paese siciliano, università e campi da basket pieni di ragazzi. Vorrei sicuramente incuriosire, mostrare il meglio, riproporre e con occhio ottimista per quanto possibile. La parte dedicata al centro di Milano racconta ciò che vivo ogni giorno:

una città vulcanica piena zeppa di persone, fatta di luoghi e palazzi che non cozzano fra di loro se non sotto il nome di Milano stessa, che è capace di generare da una tale varietà attriti frizzanti e curiosi, discutibili ma sicuramente dimostrazione tangibile di una città coraggiosa ed aperta.

Tra le tue foto ce ne sono due che hanno attirato particolarmente la nostra attenzione e volevamo conoscere la tua interpretazione di queste foto e cosa raccontano della Milano di oggi.

Sicuramente ho avuto fortuna con la palette di colori in entrambe le foto! ahah
Ho scattato queste foto senza pensare ad una possibile associazione e confronto tra loro, quindi grazie per l’input! Ciò che percepisco guardando queste immagini è l’infinità di strati di cui è fatta Milano.

Milano accoglie persone da tutto il mondo, più o meno ricche e più o meno povere. C’è chi può permettersi di passeggiare in Gae Aulenti e magari comprare qualcosa, c’è chi invece deve caricarsi uno zaino pieno di cibo sulle spalle, pedalare per chilometri ogni giorno per qualche euro di mancia. In cuor mio sento rassegnazione: così è la vita. Ma sono sicuro che in entrambi i casi si può essere tristi e felici nonostante tutto.

Cosa ti piace della street photography e come ti sei avvicinato ad essa? Vivere a Milano ti offre opportunità fotografiche che in altri luoghi non avresti?

Per me la street photography è un esercizio importantissimo, mi diverte farla anche se ho ancora tante paure da affrontare quando si tratta di fotografare estranei. Forse esagero un po’, ma credo sia il genere più importante. È lo specchio dell’umanità, e quando è fatta bene può aiutarci (ed aiutare i nostri successori) a conoscerci, capirci e chiarirci le idee su questi anni.

Scattare a Milano è sicuramente divertente, le luci possono essere estremamente belle e c’è una gran varietà di gente. Nel mio paese in Sicilia sarebbe quasi impossibile scattare con nonchalance, almeno per me! La gente è guardinga e non si fida, non credo che i cittadini del mio paese la prenderebbero bene se venissero fotografati a sorpresa.

Ho sempre amato la street photography ma la pratico seriamente da quando sono a Milano. È un esercizio che mi aiuta tanto nel mio lavoro, che per il momento è incentrato sugli eventi. È anche una buona opportunità per esplorare Milano e prendere appunti riguardo location, idee e spunti creativi per eventuali shooting. Il mio sogno è lavorare come fotografo ritrattista e di moda e nell’attesa di opportunità lavorative del genere, dedico molto tempo allo studio.

C’è una foto a cui sei particolarmente legato e che ti rappresenta più di altre?

Per me è sempre molto difficile scegliere tra le mie foto. Quando si tratta di fotografare un progetto sostanzioso come questo ci sono molti fattori in ballo. Mi è piaciuto fotografare il centro di Milano e la periferia, ho apprezzato la pellicola durante i giorni uggiosi e di sole potente, ho avuto momenti creativi ed altri in cui mi andava di approcciarmi in maniera documentaristica al soggetto.

Ho scattato questa foto alle 7:30 del mattino, avevo un piccolo evento da fotografare nella Torre Hadid e l’ho scelta perché racchiude alcune cose che amo: luci potenti, ombre profonde, colori caldi, linee complicate e moda.


Per scoprire di più sulla nostra collaborazione con Carmelo Farini e sulla sua fotografia, visita la pagina dedicata al progetto, il suo sito personale, il suo account Instagram o la pagina Facebook. Ringraziamo Carmelo per la disponibilità e per l'impegno profuso in questo progetto. Ci auguriamo di poter collaborare di nuovo e gli auguriamo un grande in bocca al lupo per i progetti futuri!

written by pippilangstrumpf on 2019-08-20

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The Lomography Color Negative 100 35mm film loves the sun! Expect vivid colors and fantastic sharpness!

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One Comment

  1. sfarini
    sfarini ·

    E' un ragazzo serio e in gamba.

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