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Luca Benedet affronta L'Eroica con in pugno una LC-A

Quello che leggerete e vedrete raccontato con le immagini qui sotto, è un piccolo pezzo di storia rubato. L'Eroica è una delle più belle tra le gare storiche italiane che si consuma ogni anno tra i colli toscani. Settantacinque chilometri in sella a biciclette d'epoca, agghindati a tema, e dove ciascuna delle anime che la popolano trasuda uno splendore d'altri tempi....

”Personalmente, la montagna mi ha insegnato una cosa: che da una cima non si va in nessun posto, si può solo scendere. Una grande lezione: scendere, tornare indietro, all’essenziale, alle origini. Lezione che induce a riflettere sulle vette della vita: il successo, il denaro, il potere, le vittorie. Vette che chi le ha ottenute, un giorno dovrà lasciare.“

Queste non sono parole mie, bensì di Mauro Corona. Mauro Corona è una di quelle persone che vorrei incontrare al bar la sera, quando fuori fa freddo e tutti se ne stanno in casa, soffocati dalle comodità di un soffice divano e rincuorati dalla speranza di un bel pompino. Alpinista, scultore e scrittore Mauro ha accompagnato il mio viaggio verso L’ Eroica con un piccolo, ma immenso, libricino chiamato La Montagna. 95 pagine di ispirazione, ammirazione, rispetto e insegnamenti. In quelle parole mi ci sono trovato e non è stato difficile capire che molti pensieri potevano benissimo adattarsi alla meta del nostro viaggio, quello mio, di Marco, Andrea, Rolland, Alice, Mauri, Andrea e Alberto.

L’ Eroica è una pedalata tra le strade bianche del Chianti senese, da fare esclusivamente con bici d’epoca, ovvero con bici costruite prima del 1987. Un ritorno alle origini insomma, quasi una rivincita dell’acciaio sulle leghe leggere, un ritorno a ciò che il Ciclismo ha rappresentato per tanti anni, quel Ciclismo Eroico appunto, quello di Gino, di Fausto, di Alfredo, di Fiorenzo, di quell’ Italia unita dalle due ruote e separata dalla Guerra. Ecco allora il Ciclismo fondersi con le Montagne, lo Stelvio, il Galibier e l’Izoard, la fatica e la speranza, i sogni di un popolo che vedeva nei corridori la rivincita da un periodo di sofferenze. Il Ciclismo come la Montagna, entrambi metafore della vita, in tanti hanno scritto di loro, poeti, giornalisti, scrittori, ora è il mio turno, con un pò di presunzione forse, ma con il cuore in mano e negli occhi quei giorni trascorsi con i miei Amici.

Gli Amici Miei.

Ecco un paese di 1.200 famiglie trasformarsi in un’unica famiglia composta da più di 4.000 persone che in quei primi giorni di Ottobre con le loro biciclette lo accarezzano, lo circondano, quasi a proteggerlo e lo solleticano, lo rallegrano, talvolta aiutati dal frutto di ciò che prende vita da quelle colline. Ecco Amerigo che balla con Alice e ci racconta del suo passato a tratti burlesco e gaudente. Ecco allora che mi fermo a parlare con un uomo che potrebbe essere mio nonno, gli sguardi si incrociano, parliamo di quest’ Italia malata, della sua giovinezza, della mia nostalgia. E non ci scambiamo le mail, probabilmente non ci rivedremo mai più. Ecco che il mio vino è finito. Ecco ora la partenza che ci unisce, tutti insieme, mi guardo intorno, la scritta Bartali sul metallo mi rincuora, i 75 chilometri passano tra salite, polvere e ammirazione, il sole ci accompagna, si spera di non bucare, si soffre un pò, ma si è ripagati dalla ribollita e dai sorrisi dei compagni. Ecco le colline, le damigiane, il pizzo e l’ asfalto. Ecco il traguardo.

Ecco, ecco il tramonto che ci accompagna verso casa, ed ecco che d’ un tratto ripenso a quei giorni e alla ricchezza che mi hanno donato.

Grazie a Lomography, Mauro Corona e William Fitzsimmons.

E grazie agli Amici Miei.

written by alessiab

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This is the original article written in: Italiano. It is also available in: English & English.