Ritratti di ex fabbriche a Como

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Un lavoro liberamente ispirato alla splendida raccolta "Ritratti di Fabbriche" del grande fotografo di architettura Gabriele Basilico. Girando per Como con la mia Fed 3 caricata con un rullino Ilford HP5+ ho cercato di documentare un mondo che non esiste più. Dopo tanti articoli dedicati al tempo libero ed alla gioia di stare insieme, voglio ora condividere con voi alcune austere riflessioni su un problema attuale: le fabbriche chiuse.

Sfogliando un libro del grande fotografo di architettura Gabriele Basilico, mi sono imbattuto nei suoi celebri ritratti di fabbriche, realizzati con macchine analogiche a grande formato, esplorando tra le periferie dei grandi centri urbani italiani. Come omaggio al grande maestro, ho pensato di girovagare per la mia Como con la mia Fed 3 a telemetro alla ricerca di tracce e dettagli di un mondo che non esiste più. Il mondo industriale come lo abbiamo conosciuto sino a pochi anni fa.

Credits: sirio174

Nello scrivere questo articolo, ho pensato se includere in qualche foto delle persone di passaggio, anche di sfuggita, per rendere le immagini meno drammatiche e desolanti, oppure, con un cambio di inquadratura, accentuarne la drammaticità. Ma poi ho preferito documentare i soli dettagli urbani. In queste foto, come in quelle del grande maestro Basilico, le persone non ci sono, ma la loro presenza può essere immaginata, ricordando che tutto quanto state vedendo è stato costruito da mani d’uomo, popolato di operai e tecnici, e pienamente integrato nel tessuto sociale della città.

Credits: sirio174

Stiamo vivendo un cambiamento epocale, perchè per tanti anni l’industria ha contribuito a produrre cultura, e non solo dal punto di vista tecnico. Dopo la rapida deindustrializzazione, sta rapidamente cambiando anche il contesto culturale e soclaie, gettandoci in un profondo smarrimento ma lasciando altresì aperti nuovi spazi per nuove idee.

Credits: sirio174

Non mi piace lasciarmi andare al pessimismo, anche se queste immagini trasmettono un senso di sconforto. Vi invito invece a riflettere su uno scritto di Albert Einstein, tratto dal suo libro “Il mondo come io lo vedo”:

Credits: sirio174

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.” (Albert Einstein)

Credits: sirio174

Queste foto sono state scattate in un pomeriggio di fine Novembre, con la mia Fed 3 caricata con un rullino Ilford HP5, utilizzando come obbiettivo il mitico Industar 10 (Fed 50/3,5), una copia russa del famoso Elmar dal contrasto crudo e dai toni un po’ vintage. Lo sviluppo in Rodinal Special, leggermente tirato e con una agitazione superiore alla norma, ha creato una grana secca e un contrasto deciso, adatto alla drammaticità delle scene.

Credits: sirio174

Con questa serie di foto mi limito ad riportare quanto i miei occhi hanno visto, cercando di trasmettere con queste immagini in bianco e nero il mio stato d’animo mentre stavo passeggiando con la mia macchina fotografica per una zona non periferica della mia città. Un quartiere dove sino a pochi anni fa coesistevano zone residenziali, giardini e piccole-medie attività industriali e manifatturiere. A volte penso che l’aspetto artistico, il vedere oltre ciò che normalmente percepiamo superficialmente con lo guardo, possa spronarci a trovare nuove idee per superare le condizioni di difficoltà in cui ci troviamo. Penso sembre alla bella immagine di Ernst Haas (Sunbathers), scattata a Vienna subito dopo la seconda guerra mondiale, in cui una giovane madre con le sue bambine si gode un momento di sole guardando dinnanzi a sè i palazzi distrutti dai bombardamenti.

Credits: sirio174

Il deserto avanza, guai a chi alberga deserti dentro di sè (Friedrich Nietsche)

written by sirio174 on 2012-11-26 in #world #locations #ritratti-di-fabbriche #abbandono #italia #chiusura #disoccupazione #select-type-of-location #como #dismissioni #degrado #urban-adventures #gabriele-basilico #crisi #fabbriche

One Comment

  1. buxy
    buxy ·

    Amo i luoghi abbandonati,quelle location che in passato hanno vissuto tempi migliori. Mi piace molto la scelta del BW per questo tipo di reportage . Complimenti

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